Sabato 27 maggio ricorre il ventiquattresimo anniversario della strage di via dei Georgofili. Nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 l’esplosione di una boma provocò la morte di Angela Fiume e Fabrizio Nencioni, delle loro figlie, Nadia e Caterina, e dello studente di architettura Dario Capolicchio, ferendo anche 41 persone. Danni gravi subirono gli Uffizi, Palazzo Vecchio, la Chiesa di Santo Stefano al Ponte e tutti gli edifici intorno al luogo dove esplose l’ordigno. In quell’anno altre bombe esplosero a Roma e Milano, secondo un progetto criminale che aveva come obiettivo quello di condizionare il funzionamento delle istituzioni democratiche e la vita civile del paese. Grazie all’impegno di magistrati coraggiosi, tra cui Gabriele Chelazzi e Pier Luigi Vigna, scaturì la certezza che si era trattato di una strage mafiosa, attuata con la precisa volontà di condizionare la vita politica del paese e di strappare condizioni di favore per i boss detenuti nelle carceri di massima sicurezza. Una verità giudiziaria che attende ancora una completa e esaustiva ricostruzione storica e politica